Archivio Albani - Papa Clemente XI

Inventariazione e riproduzione digitale del fondo privato di papa Clemente XI

Il progetto Archivio Albani si propone di permettere la libera consultazione, attraverso la riproduzione digitale integrale e un'adeguata inventariazione, dell'importante patrimonio storico costituito dai numerosi documenti di proprietà della famiglia Albani e costituenti l'archivio privato di Papa Clemente XI Albani.

L'idea della realizzazione di una simile impresa è da attribuire completamente alla volontà di uno dei proprietari delle importanti carte, il conte Clemente Castelbarco Albani, che in collaborazione con il prof. Antonio Brancati, direttore della Biblioteca e dei Musei Oliveriani, pensò al modo di rendere accessibile, e sono ormai passati più di dieci anni, il prezioso archivio.

La Biblioteca Oliveriana è stata perciò individuata come istituzione depositaria del progetto e sede privilegiata per tutte le attività. I documenti, quindi, vengono trasferiti presso la biblioteca per essere scansionati ed analizzati, per poi ritornare nella ormai definitiva sede di conservazione. Tutte queste operazione vengono eseguite secondo un'apposita convenzione sottoscritta dal conte Albani e dal presidente dell'Ente Olivieri e dopo aver ottenuto l'autorizzazione della Soprintendenza Archivistica per le Marche.

I documenti costituenti il fondo sono di diversa natura e tipologia e sono depositati ormai da diversi decenni presso i locali della  Villa Imperiale di Pesaro, residenza degli ultimi eredi Albani. La raccolta è costituita da otto grandi casse di zinco all'interno delle quali sono perfettamente conservati migliaia di documenti appartenuti al pontefice. In passato la raccolta si trovava presso la biblioteca di famiglia in Palazzo Albani a Urbino. Poi, in occasione della vendita del prestigioso palazzo all’Università degli Studi di Urbino avvenuta nel 1915, fu trasferita nell'attuale residenza. Il fondo non è stato mai riordinato e studiato nella sua interezza; ad oggi esiste soltanto una sommaria descrizione eseguita nel 1939 da funzionari della Biblioteca Apostolica Vaticana. Riferimenti sono  anche presenti nel volume di Francesco Canuti, Catalogo dei manoscritti che esistevano in Urbino nella Biblioteca del Papa Clemente XI (Giovanni Francesco Albani) con notizie sull’origine della Famiglia Albani e la descrizione del Palazzo degli Albani in Urbino, edito a Fano dalla Tipografia Rossini, nel 1939, ma relativamente soltanto ai documenti di storia urbinate.

Il fondo comprende diverse tipologie documentarie: lettere confidenziali, augurali, ufficiali, cronache, suppliche, memoriali, documenti amministrativi, spartiti e trattati. Le notizie riportate riguardano l'origine della famiglia Albani e le sue relazioni con i più importanti avvenimenti storici accaduti tra XVI e il XVIII secolo, la storia dell’antico ducato di Urbino e della sua devoluzione allo Stato Pontificio e i rapporti del pontefice con tutto il mondo cattolico. Di particolare rilevanza sono anche i suoi quaderni di appunti, i volumi di esercizi scolastici e i metodi di istruzione.

Poichè il lavoro prevede di operare solo su una piccola sezione della raccolta, non è stato ancora possibile stabilire con esattezza la quantità dei documenti presenti. Secondo una prima stima è però possibile ipotizzare che, a progetto concluso, saranno presenti nell'archivio digitale circa 150.000 immagini, corredate dai relativi metadati. Allo stato attuale, dopo aver completato tutte le attività di riproduzione digitale ed inventariazione di metà della prima cassa, l'archivio digitale comprende all'incirca 14.000 documenti e 60.000 immagini.

La Villa Imperiale di Pesaro

La Villa Imperiale, uno dei capolavori dell'arte rinascimentale, si trova sul Colle S. Bartolo nei pressi di Pesaro. Fu edificata nel XV secolo per opera di Alessandro Sforza. In seguito passò alla proprietà della famiglia Della Rovere che, soprattutto per volontà di Francesco Maria I, provvide al suo ampliamento e ammodernamento. L'incarico della progettazione e gestione dei lavori fu affidato a Girolamo Genga che si avvalse, per gli affreschi, anche della collaborazione di valenti artististi dell'epoca: Dosso e Battista Dossi, Raffaellino del Colle, Bronzino e Camillo Mantovano.

 
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